Ricetta del Cazzimperio

Cazzimperio o pinzimonio
Ingredienti
- 2 sedano
- 3 finocchi romaneschi
- 3 carote
- 6 ravanelli
- 3 carciofi
- 1 q.b. olio extra vergine di oliva
- 1 q.b. sale
- 1 q.b. pepe nero
Istruzioni
- Lavare accuratamente tutte le verdure e tagliare il tutto a striscioline lasciando la buccia.2 sedano, 3 finocchi, 3 carote, 6 ravanelli, 3 carciofi
- Prendere una ciotolina e mescolare con una forchetta l’olio con sale e pepe nero.1 q.b. olio, 1 q.b. sale, 1 q.b. pepe
- Amalgamare bene il tutto e servire. È possibile presentare separatamente il cazzimperio e le verdure, oppure condirle prima in un’unica ciotola.2 sedano, 3 finocchi, 3 carote, 6 ravanelli, 3 carciofi, 1 q.b. olio, 1 q.b. sale, 1 q.b. pepe
Il cazzimperio, il pinzimonio dei romani
A primo impatto, la parola “cazzimperio” potrebbe suonare come un’imprecazione, ma in realtà si tratta di un piatto tradizionale della cucina romana. Si tratta di un intingolo composto da olio, sale e pepe utilizzata per condire verdure crude. In altre regioni d’Italia, questa preparazione è conosciuta come “pinzimonio”. Questo condimento ha radici storiche profonde, risalendo ai tempi degli antichi romani, i quali credevano che avesse anche virtù afrodisiache. Esso è un chiaro esempio di come una semplice ricetta possa portare con sé secoli di tradizioni e credenze.
La realizzazione è semplice e veloce, rendendolo un antipasto delizioso o un contorno fresco e leggero. Sebbene il sedano sia la verdura tradizionalmente più associata a questo piatto romano, con il passare degli anni si sono aggiunte altre varianti come finocchi, ravanelli, carote, carciofi e molte altre verdure apprezzate dai buongustai. È fondamentale, per mantenere l’essenza e la freschezza di questo piatto, utilizzare verdure locali, a km 0, e soprattutto di stagione.

Origine del termine “cazzimperio”
Nonostante non ci sia certezza assoluta sulla sua etimologia, una delle teorie più plausibili suggerisce che provenga dal termine arcaico italiano “cazza”, che sta a indicare un mestolo. Questo strumento era spesso utilizzato dagli alchimisti per mescolare le loro miscele e pozioni. La parola “cazzimperio” era già in uso nel XIX secolo, come evidenziato da un sonetto del poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli scritto nel 1831: “Co ssale e ppepe e cquattro gocce d’ojjo poderissimo facce er cazzimperio”.
Anche il noto poeta Trilussa ha fatto riferimento a questa espressione in una sua poesia del 1942: “E, lì, se tinse er grugno de carbone, se messe una giaccaccia e serio serio agnede all’osteria der Cazzimperio framezzo a li gregari de Nerone”. Questi riferimenti storici mostrano la ricchezza culturale e la tradizione che avvolge questo termine.












