Via Ripetta, Annibale chiude per sempre: la burocrazia spegne 138 anni di storia
Lunedì 5 gennaio è stato l’ultimo giorno. Annibale Mastroddi, conosciuto da tutti come il Mozart delle carni, si è arreso al silenzio delle istituzioni dopo una vita passata dietro al bancone delle sue pregiate carni e all’insegna della tradizione romanesca più autentica.
La fine di un’istituzione
Le serrande ai civici 236 e 237 di via di Ripetta sono giù. E stavolta non si rialzeranno. Niente ferie, niente pausa tecnica. La macelleria di Annibale, aperta dal 1888, vera istituzione del rione Campo Marzio, ha chiuso i battenti. A 80 anni suonati, di cui oltre 60 passati a servire romani e celebrità, Annibale Mastroddi ha detto basta.

Il muro di gomma
«Sono stanco di aspettare il rinnovo del contratto di locazione». La frase di Annibale è lapidaria e riassume anni di frustrazione. Il problema non sono i clienti, che non sono mai mancati, ma le carte bollate. Le mura appartengono a un’Opera Pia, gestita prima dalla Chiesa e ora passata sotto l’amministrazione regionale.
Il risultato? Un labirinto burocratico. Da 20 anni Mastroddi aspetta un contratto regolare. Nel frattempo si è visto togliere forzatamente pezzi di locale (cortile e cantina) e nessuno, dal Comune alla Regione, ha mai risposto alle sue lettere di reclamo e ai numerosi solleciti. Alla fine ha smesso di pagare l’affitto per protesta, aspettando uno sfratto o una risposta che non è mai arrivata. Così ha deciso lui per tutti: la storica macelleria romana chiude.
Un colpo alle botteghe storiche e alla tradizione
Questa chiusura fa male due volte. Fa male al quartiere e fa male a chi cerca di difendere l’identità e il patrimonio socio-economico di questa città. La macelleria di Annibale era infatti una presenza storica dell’Associazione Botteghe Romane (basta guardare il sito blogabr.it per capire la rete che c’è dietro).

L’Associazione si batte ogni giorno proprio per evitare che attività commerciali di tale valore spariscano nel nulla, schiacciate dall’indifferenza e dalla speculazione. Perdere un socio come Annibale significa perdere un pezzo di quella Roma autentica, che l’Associazione cerca disperatamente di mantenere e tutelare.
Da Gassman a Fellini: addio al “salotto”
Quella di via di Ripetta non era una semplice rivendita di carne. Era un salotto con i ganci di bronzo, i rivestimenti di Richard Ginori e i marmi di Carrara, rimasto intatto dal 1888, quando fu fondato dal ricco macellaio Talacchi. Annibale l’aveva rilevata nel 1964, da ex garzone, con la grinta di chi vuole emergere all’insegna della qualità.
Lì dentro succedeva di tutto. Vi si potevano incontrare personaggi quali Vittorio Gassman, seduto sul banco a tagliare la carne per gioco, e Giulietta Masina, che andava a fumare una sigaretta all’insaputa di Federico Fellini. Era il rifugio gastronomico di Luigi Magni, di Luca Zingaretti, dei De Filippo, di Sophia Loren. Annibale li trattava tutti allo stesso modo: battuta pronta, coltello affilato e niente cerimonie, bensì qualità eccezionale e servizio impeccabile.
La fine di un’epoca
Gli ultimi anni sono stati amari. Il quartiere si è svuotato, i lunghissimi lavori del vicino hotel Romeo hanno coperto l’insegna per un decennio, e la “ciccia” si vende meno rispetto al passato. Annibale lascia con l’amarezza di chi si sente tradito dalle istituzioni, ma con l’orgoglio di aver fatto la storia. Ora resta l’incognita sul locale: senza tutele, quei marmi e quegli arredi storici rischiano di finire in discarica. E sarebbe l’ultimo sfregio.
Annibale e l’Associazione Botteghe Romane
Nel corso degli anni è nata una profonda amicizia tra Annibale e il Presidente dell’Associazione Botteghe Romane, Enrico Corcos. Indimenticabile è la celebre ‘fascia di pezza’, che Annibale si preoccupava puntualmente di riservare per il suo amico.
Resta poi il meraviglioso ricordo dei racconti ‘in diretta’ di Annibale delle ricette romanesche, realizzati all’interno della macelleria, spesso conclusi con la gioia del canto all’impronta di stornelli romani.
L’Associazione Botteghe Romane si associa pertanto fortemente alla protesta dell’amico Annibale Mastroddi, restando sempre a disposizione nel supportarlo per qualsiasi futura azione volta a salvare un’eccellenza storica del patrimonio romano.











