Scopriamo i Numeri romani
Ancora oggi troviamo i numeri romani sugli edifici antichi, sui libri o per indicare i secoli, i papi e i re. Questo sistema di numerazione è strettamente legato alla storia della Roma antica, tant’è che i numeri romani sono stati per secoli il principale sistema di numerazione in Italia, per poi essere rimpiazzati dai numeri arabi. Ma come sono nati questi numeri e come funzionano? Scopriamolo insieme.
La nascita dei numeri romani
Come anticipato prima nella quotidianità facciamo uso di numeri arabi, ovvero il cosiddetto sistema decimale. I numeri romani sono però molto antichi, risalenti ai tempi della fondazione di Roma e dunque nel periodo compreso tra l’VIII e il IX secolo avanti Cristo. A sottolineare ulteriormente il legame stretto con la storia romana, possiamo dire che la fine di questo sistema di numerazione è legato alla caduta dell’impero romano nel terzo scolo dopo Cristo. Tuttavia questi numeri non sono davvero scomparsi dalla nostra vita. Al contrario, ancora oggi, vengono utilizzati per fare elenchi, o negli orologi, o ancora per indicare i secoli. Diventa dunque necessario conoscere il sistema di numerazione romano.

Come si leggono i numeri romani
Il sistema di numerazione romano è abbastanza semplice. Innanzitutto ogni numero è indicato con un simbolo o con una combinazione di simboli, seguendo una logica di addizioni e sottrazioni. Partiamo dai simboli base dei numeri romani:
• I = 1
• V = 5
• X = 10
• L = 50
• C = 100
• D = 500
• M = 1000
La regola è molto semplice. Se in una sequenza troviamo prima un numero di maggior valore, allora bisogna sommare tutti i simboli.
Per esempio CVII è il numero 107, composto dalla somma di C (100) più VII (7). Se invece nella combinazione troviamo pria il numero minore, allora si procederà con la sottrazione. Per esempio XC è il numero 90, ottenuto sottraendo X (10) a C (100). I simboli I, X, C e M possono essere ripetuti fino a un massimo di tre volte consecutive, mentre i simboli V, L e D, non possono mai essere ripetuti più di una volta.
Altri simboli dei numeri romani
Potrà sembrare paradossale, ma il sistema numerico dell’antica Roma non prevedeva lo zero e questo lo rendeva un sistema difettoso. Con l’introduzione dei numeri arabi, e il conseguente arrivo dello zero, fu registrato un notevole passo in avanti nello studio della matematica. Ma allora come facevano i romani a indicare le migliaia? Semplice, utilizzavano dei simboli specifici.
Per indicare le migliaia si inseriva un trattino (–) al di sopra del simbolo, che veniva automaticamente moltiplicato per mille. Per indicar enumeri più alti, come milioni e miliardi, si inseriva sul simbolo una sorta di arco su tra lati. Infine i due trattini orizzontali (=), posti sopra la lettera, permettevano di moltiplicare il valore per un milione.
Alcune curiosità
Una delle curiosità più interessanti che riguardano i numeri romani è quella legata alla loro origine. Sembra infatti che l’utilizzo di questi simboli derivasse dalla pratica, molto comune, di intagliare il legno. Ma non è tutto, perché l’utilizzo di alcuni simboli si lega fortemente alla quotidianità.

Ecco che la V, che rappresenta il 5, dovrebbe ricordare la mano aperta, mentre la X, che indica il 10, ricorderebbe due mani incrociate.
Altra curiosità riguarda il meccanismo di sottrazione, che sembra sia stato introdotto solo nel Medioevo, mentre nell’antica Roma si utilizzava solo il sistema di addizione, ripetendo i simboli fino a quattro volte. Infatti è possibile notare che, all’interno del Colosseo, il numero quattro è indicato con la ripetizione dell’1 per quattro volte: IIII e non IV.
La prossima volta che visiti Roma ricordati di ricercare questa simbologia numerica!












