Roma, 3 Dicembre 2025 – Ci sono giorni in cui i corridoi istituzionali smettono di essere luoghi grigi di burocrazia e si riempiono di vita, quella vera. È successo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove la “Giornata del Commercio Romano” ha compiuto una piccola magia: trasformare un evento ufficiale in una grande domenica in famiglia.
Il merito non è solo dell’Associazione Botteghe Romane, ma di una “squadra dei sogni” che ha risposto all’appello. Non un catering anonimo, ma i volti, le mani e le storie dei ristoratori e produttori che custodiscono l’anima di Roma.
Il Profumo del Pane e il Risveglio dei Sensi
Appena entrati, ancor prima di vedere i tavoli, gli ospiti sono stati accolti da un profumo inconfondibile: quello del forno acceso. A portarlo lì, nel cuore del palazzo, è stata la famiglia Roscioli (Forno Roscioli Esquilino). Non stiamo parlando di un panificio qualunque, ma di una dinastia che da generazioni insegna ai romani cosa sia la pizza bianca. Quella vera, croccante fuori e morbida dentro, servita per l’occasione con la mortadella – lo sposalizio perfetto – e accompagnata dalle classiche pizzette rosse, quelle che ti riportano all’infanzia al primo morso.
E se l’inizio è stato fragrante, il “buongiorno” di Roma non poteva che avere il sapore del caffè. Ma non un caffè qualsiasi: quello di Trombetta, che dal 1890, a due passi dalla Stazione Termini, vede passare la storia della città davanti alle sue vetrine. Loro hanno portato la tradizione della torrefazione insieme ai maritozzi, quelle nuvole di panna che oggi fanno impazzire il mondo, ma che per noi romani sono semplicemente “colazione”.
Dalla Campagna alla Città: I Sapori della Terra
La narrazione gastronomica si è poi spostata fuori dalle mura aureliane, verso quella campagna laziale che è il granaio e l’orto della Capitale. C’era l’eco della leggendaria “Sora Anna” nei piatti di Alessandro Ferracci Dente. Erede di una tradizione culinaria di San Cesareo che non conosce compromessi, ha portato la veracità della cucina povera elevata ad arte: una Panzanella che profumava d’estate e una Pasta e Ceci cremosa, capace di scaldare anche gli animi più formali.
Accanto a lui, la Ciociaria ha fatto sentire la sua voce potente con la famiglia Scarchilli. Il loro Cacio di Morolo non è solo un formaggio, è un pezzo di cultura locale: pasta filata, affumicatura sapiente, un sapore che resta impresso. Servito con una ciambella rustica, è stato un tuffo nei sapori antichi. A completare questo quadro bucolico, la maestria della Salumeria Cecchini, che ha imbandito la tavola come per una festa di paese: una porchetta speziata a regola d’arte, salumi stagionati con pazienza e una forma di pecorino intera che invitava alla convivialità più schietta, quella del “taglia e mangia”.
Non sono mancati i custodi dell’oro verde: il Frantoio Gallotti di Tivoli, che dal 1903 estrae l’anima dalle olive, e Agnoni, che con i suoi carciofini e le cipolle caramellate ha raccontato la sapienza di chi sa conservare il sole in un vasetto per tutto l’anno.
I Templi della Ristorazione
Ma il cuore pulsante dell’evento è stato l’incontro con i “monstri sacri” della ristorazione romana. Vedere servire la Trippa al sugo dalla famiglia della Sora Lella è stato un momento quasi cinematografico. Lì, tra i marmi del Ministero, quel piatto ha evocato immediatamente l’Isola Tiberina, il sorriso sornione di Elena Fabrizi e quella romanità verace che ti accoglie come un abbraccio.
Poco più in là, la Trattoria Da Danilo ha portato l’essenza dell’Esquilino. Danilo è famoso per la sua carbonara, ma per un evento in piedi ha scelto le sue Polpette di Cacio e Ovo, un piatto di recupero che nelle sue mani diventa una prelibatezza: piccole sfere di gusto intenso che raccontano la genialità di saper fare tanto con poco.
Menu Giornata del Commercio Romano
| Portata | Fornitore / Locale | Pietanza / Prodotto |
|---|---|---|
| Antipasti | Scarchilli | Ciambella e gran cacio Morolo |
| Antipasti | Forno Roscioli Esquilino | Pizza bianca, pizzette rosse (cipolle/peperoni) e mortadella |
| Antipasti | Salumeria Cecchini | Salumi, Porchetta & Forma di pecorino intera |
| Antipasti | Alessandro Ferracci Dente | Panzanella e filoni di pane |
| Antipasti | Agnoni | Carciofini sott’olio, olive arrosto, cipolle caramellate, funghi |
| Antipasti | Frantoio Gallotti | Degustazione olio con pane/pizza |
| Primi | Salumeria Cecchini | Pasta e Fagioli |
| Primi | Alessandro Ferracci Dente | Pasta e Ceci |
| Secondi | Trattoria Da Danilo | Polpette Cacio e Pepe (Cacio Morolo) |
| Secondi | Sora Lella | Trippa al sugo (e all’insalata) |
| Secondi | Alessandro Ferracci Dente | Carciofi alla romana |
| Dolci | Forno Roscioli Esquilino | Panettoni (pere/cioccolato, fragole/panna/champagne) |
| Dolci | Frantoio Gallotti | Panettone all’olio |
| Dolci | Trombetta | Maritozzi |
| Caffetteria | Trombetta | Caffè |
| Bevande | Bernabei | Prosecco Bernabei e Acqua di Nepi |
| Bevande | Casale del Giglio | Vini per aperitivo e pranzo |
Un Brindisi al Futuro (con un occhio al passato)
A innaffiare queste storie non poteva che esserci chi ha creduto nel territorio quando nessuno lo faceva. Casale del Giglio ha portato i suoi vini dall’Agro Pontino, testimonianza di come la scommessa sulla qualità nel Lazio sia stata vinta alla grande. Insieme a loro, il Prosecco Bernabei – un nome che a Roma è sinonimo di “bere bene” da quasi un secolo – e l’Acqua di Nepi.
Il pranzo si è chiuso con un’anticipazione del Natale firmata ancora da Roscioli e Gallotti, che con i loro panettoni (classici e all’olio) hanno augurato buone feste nel modo più dolce possibile, mentre in sottofondo le note dello Studio 12 Pianoforti accompagnavano gli ultimi saluti.
Non è stato solo un pranzo. È stato un promemoria: Roma è grande perché grandi sono le mani che la impastano, la cucinano e la servono ogni giorno.











