
Scottiglia romana
Attrezzatura
- 1 Tagliere
- 1 Coltello da cucina
- 1 Bicchiere
- 1 Mestolo
- 1 Casseruola capiente
- 1 Tostapane
Ingredienti
- 400 gr carne mista pollo,coniglio,vitello,maiale
- 1 cipolla
- 1 carota
- 1 sedano
- 2 spicchi d'aglio
- 500 ml passata di pomodoro
- 1 q.b. vino roso
- 1 q.b. brodo
- 1 q.b. olio extravergine di oliva
- 1 q.b. sale
- 1 q.b. pepe
- 1 q.b. rosmarino
- 1 q.b. pane raffermo a fette
Istruzioni
- Tagliare la carne a pezzi non troppo piccoli.400 gr carne mista
- Preparare un trito con cipolla, carota, sedano e aglio.1 cipolla, 1 carota, 2 spicchi d'aglio, 1 sedano
- Rosolare il trito in abbondante olio in una casseruola capiente.1 q.b. olio extravergine di oliva
- Aggiungere i pezzi di carne, rosolarli bene su tutti i lati.
- Sfumare con il vino rosso e lasciar evaporare.1 q.b. vino roso
- Unire la passata di pomodoro, le erbe aromatiche e aggiustare di sale e pepe.500 ml passata di pomodoro, 1 q.b. sale, 1 q.b. pepe, 1 q.b. rosmarino
- Cuocere a fuoco basso per almeno 2 ore, aggiungendo brodo se necessario.1 q.b. brodo
- Servire su fette di pane raffermo abbrustolito, che verranno ammorbidite dal sugo della carne.1 q.b. pane raffermo a fette
Scottiglia romana: la carne povera che sa di festa
Tra le colline aspre e selvagge della Maremma laziale, là dove il confine tra regioni si dissolve nella terra rossa e nei boschi fitti, nasce la scottiglia romana: un piatto che racchiude l’anima della cucina contadina. Non è propriamente romana, ma vive nei borghi del Lazio più rurale, in paesi come Cellere, Farnese o Ischia di Castro, dove la tradizione toscana ha messo radici nella cultura locale mescolandosi alla cucina romana.
È una ricetta che affonda le radici nella fame, nella parsimonia e nell’ingegno. Eppure, ogni volta che la si cucina, ha il sapore della festa. La scottiglia è un inno alla cucina di recupero, al rispetto per la materia prima e alla lentezza dei gesti tramandati.

Si potrebbe definire la scottiglia romana una cacciatora contadina, ma sarebbe riduttivo. La scottiglia nasce nelle cucine più umili, dove non si sprecava nulla e ogni taglio aveva valore. Non esisteva una carne giusta: si usava ciò che si aveva. Gallina vecchia, coniglio, pezzi meno nobili del maiale o un po’ di manzo, e se c’era, l’agnello. Ogni famiglia aveva la sua versione.
Il tutto veniva cotto lentamente nel pomodoro, profumato con aglio, cipolla, sedano e carota, e alla fine servito sopra pane raffermo abbrustolito, che diventava parte integrante del piatto. Un gesto antico che dava dignità al pane di ieri e lo trasformava in sostanza, struttura, memoria.
Il gusto della lentezza
In un’epoca in cui tutto corre, la scottiglia romana chiede l’opposto: pazienza, fuoco basso e silenzio in cucina. È un piatto che si costruisce piano, come si costruiva un pranzo importante con ciò che si aveva a disposizione.
Il soffritto non si brucia, si coccola. La carne si rosola una alla volta, per non abbassare la temperatura. Il vino rosso, corposo e contadino, sfuma e porta con sé le note di chi lo ha pigiato con i piedi. Il sugo sobbolle e si ritira, assorbito dalla carne, mentre la casa si riempie di un profumo profondo, antico, carnale.
Chi prepara la scottiglia oggi non lo fa per caso: è un rito, un atto d’amore verso la tradizione, una dichiarazione di identità.
Preparazione passo passo
La preparazione, come spesso accade nei piatti popolari, è apparentemente semplice ma ricca di attenzione. Ogni passaggio ha una funzione precisa: il taglio della carne, il battuto di verdure, la rosolatura lenta, la sfumatura con il vino, la lunga cottura nel pomodoro. E poi c’è il pane: non un contorno, ma un elemento essenziale. Va abbrustolito, non solo scaldato, perché deve accogliere il sugo senza disfarsi subito.
Il segreto è tutto lì: fuoco dolce, mani pazienti, rispetto per ogni ingrediente.
Servita come si deve
Non esistono impiattamenti sofisticati: la scottiglia romana si serve ancora oggi nel coccio o nel piatto rustico, sopra fette di pane casereccio dorate sul fuoco o sulla griglia. Il sugo cola, il pane lo assorbe, la carne si sfalda. È un piatto che si mangia con la forchetta e con le mani, magari accompagnato da un bicchiere dello stesso vino usato per sfumare.
In tempi passati, si diceva che la scottiglia fosse così buona da essere degna di un matrimonio. Oggi è un’eccezione nel menù settimanale, una pausa dalla fretta, una coccola che profuma di bosco, di stalle, di domenica.
Cos’è la scottiglia romana?
Quali tipi di carne si usano nella scottigliaromana?
Quanto tempo cuoce la scottiglia romana?
Con cosa si serve la scottiglia?
Conclusione
La scottiglia è una storia raccontata con il sugo, una memoria contadina che resiste nel tempo. Prepararla oggi significa onorare la cucina di chi aveva poco, ma cucinava con sapienza e cuore. È un invito a rallentare, a riempire la casa di profumi autentici e a riscoprire la bellezza delle cose semplici. Una volta assaggiata, non si dimentica più.












