Intervista a Rino Barillari
Enrico Corcos, presidente dell’Associazione Botteghe Romane, intervista Rino Barillari, il “re dei paparazzi” in Piazza Farnese.
Rino Barillari, noto anche come il “re dei paparazzi“, è uno dei fotografi più famosi e riconosciuti in Italia, specialmente durante gli anni ’60 e ’70. Ha immortalato la vita e le storie di molte celebrità, artisti e personaggi pubblici, diventando lui stesso una leggenda nel mondo del giornalismo d’inchiesta e dell’entertainment.
Nato a Limbadi nel 1945, Barillari ha iniziato la sua carriera molto giovane e ha presto conquistato Roma, la capitale del cinema e della mondanità italiana. Grazie alla sua abilità nel catturare momenti intimi e non messi in scena, ha ottenuto esclusive che gli hanno garantito fama e riconoscimento a livello internazionale.

Tuttavia, come accade spesso in questo mestiere, Rino non era solo amato dalle celebrità ma, talvolta, era anche visto come un intruso che violava la loro privacy. Nonostante ciò, ha sempre difeso il suo lavoro sostenendo che era il suo modo di documentare la storia, mostrando la verità senza filtri.
Nel corso della sua carriera, Barillari ha raccolto innumerevoli storie e aneddoti legati alle star che ha fotografato. La sua vita, fatta di incontri, avventure e sfide, rende Rino Barillari un personaggio affascinante e un punto di riferimento nel mondo del giornalismo fotografico italiano.
Rino Barillari rappresenta una figura emblematica, capace di narrare attraverso le sue immagini decenni di storia italiana e internazionale.
Corcos incontra Barillari
Lo presenta: “Rino Barillari è l’obiettivo di Roma, sa tutto della dolce vita degli ultimi anni. Ha ripreso attori e personaggi importantissimi… e ha preso pure un sacco di botte”, scherza Corcos, lasciando la parola al noto fotografo.
“Sono un tipo obiettivo – dice Barillari – di una città meravigliosa che secondo me era la cartolina dell’Italia e che però oggi è una cartolina sbiadita”
“Quante macchinette fotografiche ti hanno rotto negli anni?” – continua Corcos.
“Almeno 7-8, ma c’è stata anche l’Italia che ha pianto, il momento del terrorismo, i fatti di cronaca internazionali: ricordiamo Valle Giulia, San Paolo; è chiaro che si rischiava. Io lavoravo per il giornale “Il Tempo” – ricorda Rino Barillari – è chiaro che quelli che stavano in piazza sapevano benissimo che quelle foto sarebbero andate a finire su quel giornale. L’unico modo era spaccare la macchina fotografica e non avere quelle immagini, perché io facevo le foto che la polizia menava ai manifestanti”.
Una professione, quella di fotografo, iniziata da giovanissimo per Barillari.
“Ho iniziato a 14 anni, nel ‘59. Guardavo come facevano gli scattini a Fontana di Trevi e con i soldi che buttavano i turisti dai pullman in movimento ho sbarcato parecchi lunari. Mezzo dollaro qua, mezzo dollaro là, ecco che un tramezzino era sicuro”.
Anche gli anni Settanta tra gli scatti di lavoro: “tra i sequestri di persona, il primo caso fu Getty; poi Bulgari”.
Corcos: “Lo ricordo bene. Una mia amica aveva contatti con lui durante il sequestro”.
Tra locali e amicizie man mano è diventato il re dei paparazzi, soprannome che è rimasto.
Un aneddoto: “In Via dei Condotti si incontrava Costantino di Grecia, con la moglie Anna Maria, facevano shopping. Una volta c’era stato un incidente, lui si è fermato, ha preso il ragazzo e l’ha portato in ospedale. Costantino è stato favoloso”.

“Hai mai pensato di scrivere un libro?” – chiede Corcos. “
“Per me essere fotografo è un lavoro, ma ho rispetto verso i personaggi; loro sono come miei parenti, mi danno le emozioni in un momento in cui le macchine fotografiche stanno veramente sparendo. Stanno ritoccando tutto: è il fallimento di una professione. Allora a quel punto cammino con la macchina fotografica nascosta; se vedo un personaggio, la tiro fuori, scatto da lontano con il teleobiettivo e scappo. E quello con il telefonino può aspettare anni luce”.
La star americana Ava Gardner fu una delle più celebri attrici del panorama cinematografico degli anni ‘50 e ‘60. Anche lei finì negli scatti di Barillari.
“Ava Gardner – ricorda il fotografo – nel 1964 a Roma si girava La Bibbia di John Huston. Una notte, grazie a un mio amico agente di pubblica sicurezza del commissariato di Castro Pretorio, venni a sapere che lei stava girando ubriaca in Via Sardegna. Oh my God! Divenni Speedy Gonzales e arrivai lì.
Feci le foto, molto belle, e arrivai a piedi fino al grand hotel: quando ci salutammo mi diede un calcio che mi stese a terra lungo.
Un’altra volta – prosegue il fotografo nella carrellata di ricordi – il dolce Lawrence d’Arabia Peeter O’Toole esce da un locale di Via Veneto con una attrice inglese, non era la moglie. Scandalo. Riuscii a non farmi prendere la macchinetta, ma poi mi dovettero mettere 4 punti sull’orecchio in ospedale. Ero minorenne e dal commissariato chiamarono mio padre, che mi fece un gran cazziatone: “tutte le notti mi chiamano dalla polizia, è ora di finirla con questo lavoro! Il mese dopo mio padre fu risarcito e mi disse: no no, continua a farlo questo lavoro”.

Dietro le quinte del mondo dei paparazzi
Nel mondo dell’intrattenimento, i paparazzi sono figure tanto temute quanto affascinanti. Catturano i momenti più intimi e privati delle celebrità, suscitando curiosità e controversie. Oggi, abbiamo gettato uno sguardo dietro le quinte di questa professione attraverso un’intervista esclusiva con il leggendario paparazzo Rino Barillari. Con oltre 40 anni di esperienza nel settore, Barillari ci ha condiviso i suoi pensieri, le sue storie e la sua visione unica sulla vita dei paparazzi.












